Centro storico fieno mq

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CENTRO STORICO FIENO MQ

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TARQUINIA - 8 LOCALI � 980000 T805

Tarquinia - Tarquinia, vicino al centro, a 10 minuti a piedi dalle tombe etrusche, a 6 km dal mare, proponiamo la vendita di un sogno. In un Parco incantato e ben curato, sorge una villa unifamiliare. Un castello delle favole, dove poter vivere la propria favola, con tutta la famiglia, come hanno fatto i proprietari di questa favolosa struttura. Costruita dal capo famiglia curando ogni minimo dettaglio e con materiali di pregio. Appena si entra già ci si sente dei principi entrati in un film, in una vera e propria favola. La Villa è al centro di un favoloso giardino dove si possono ammirare anche le tombe etrusche, oltre che piante, alberi e fiori. Il tutto ben curato. Entrando si accede a un quadruplo salone di rappresentanza, dal quale si possono raggiungere un'ampia cucina con terrazzo, uno studio, una camera con bagno, (attualmente abitata dalla signora che fa ogni tipo di servizio). Tra la cucina abitabile, lo studio e la camera, si accede ad un comodo bagno. Tornando al grande salone di rappresentanza, al centro si trova una scala in legno, proprio come quella delle favole dove scendono e salgono i re con la regina e il suo principe. Salendo le scale si accede al primo piano dove ci sono: una camera padronale con tre finestre, terrazzo e bagno, un'altra camera matrimoniale e una cameretta, entrambe con terrazzi, un bagno padronale con vasca. Salendo all'ultimo piano si trova una camera matrimoniale di circa 25 mq con un terrazzo dove si vede il mare, le colline e dove ci si si sente il re di Tarquinia. Al piano interrato libero su tre lati, si trova una sala hobby con un grande camino, angolo bar, cucina abitabile, sala stireria-lavanderia e box triplo. La Città è servita dallo svincolo omonimo dell'autostrada A12 Roma-Tarquinia, che termina pochi chilometri dopo reinnestandosi sulla SS1 Aurelia. Importante anche il vicino svincolo di "Monte Romano"che collega Tarquinia alla Aurelia bis e alla (in parte in costruzione) Strada statale 675 Umbro-Laziale. Inoltre è collegata tramite la Strada Provinciale 3 Tarquiniese a Tuscania. Ferrovie La città è servita dalla stazione di Tarquinia, posta sulla linea Tirrenica. La città di Tarquinia (Tarquinii in latino e Tarch(u)na in etrusco, derivante dal nome del mitico Tarconte[3]) fu uno dei più antichi e importanti insediamenti della dodecapoli etrusca[4]. In rapporto con Roma fin da epoca molto antica, diede a questa città la dinastia dei re Etruschi[5] (Tarquinio Prisco,[5] Servio Tullio e Tarquinio il Superbo) che svolse un ruolo di primaria importanza nella storia della città latina (fine del VII e VI secolo a.C.). Tarquinia entrò più volte in guerra con Roma e da questa fu infine sottomessa dopo la battaglia di Sentino, nel 295 a.C. Da allora Tarquinia fece parte dei territori romani nella regio VII Etruria. Sul suo litorale si sviluppò la colonia marittima di Gravisca, che fino alla fondazione di Centumcellae (oggi Civitavecchia) da parte dell'imperatore Traiano nel II secolo dopo Cristo, rappresentò il principale porto dell'Etruria meridionale, abbandonato in seguito alle scorrerie dei corsari saraceni in epoca altomedievale. Nel V secolo passò sotto il regno romano-gotico di Teodorico. Nella prima metà del VI secolo si trovò coinvolta nella guerra gotica e nella seconda metà del secolo entrò a far parte del longobardo ducato di Tuscia. Nella seconda metà dell'VIII secolo fu prima acquisita ai domini carolingi e poi donata al pontefice come parte del neo-costituito Stato della Chiesa. Probabilmente già a partire dal VI secolo si ebbe l'iniziale graduale spopolamento dell'abitato etrusco-romano, che andò accentuandosi in età medievale, per poi completarsi nel tardo medioevo, quando la città antica si era ridotta a poco più di un castello fortificato. Le cause vanno rintracciate nelle devastazioni compiute dagli invasori germanici prima e nelle incursioni dei musulmani poi, che oltre a decimare la popolazione causarono una progressiva involuzione economica del territorio. A partire dall'VIII secolo d.C., su un colle[6] contiguo alla città antica, ma in vista del mare, è attestata la presenza di una rocca detta Corgnetum o Cornietum. Tra la fine del X e gli inizi dell'XI secolo, nei documenti troviamo nominato un Corgitus (dal 1004) o Torre di Corgnitu (dal 939). Da questo piccolo primo nucleo si svilupperà, nei secoli XI e XII, il centro medievale di Corneto. Nel 1144 Corneto divenne libero comune italiano stipulando patti commerciali con Genova (nel 1177) e con Pisa (nel 1177). Nel XIII secolo resistette validamente all'assedio dell'imperatore Federico II. In questo periodo il territorio cornetano fu uno dei maggiori produttori ed esportatori di frumento in Italia. Inoltre, in seguito alla distruzione di Centumcellae da parte dei corsari barbareschi, a partire dal IX secolo riprese vita e importanza l'antico porto, abbandonato secoli prima, che diviene uno scalo di collegamento fra l'entroterra umbrolaziale e il Mediterraneo. In questo contesto si inquadra lo scontro nel XIII e XIV secolo fra Corneto e città maggiori, come Viterbo e Roma, che intendevano imporre il loro dominio approfittando della debolezza del potere pontificio, specie durante la cattività avignonese. Corneto si oppose anche alle mire della Chiesa, ma la città fu infine ridotta all'obbedienza dal cardinale Egidio Albornoz (1355) e da quel momento, anche se con brevi interruzioni, rimase stabilmente allo Stato Pontificio condividendone le vicende. Nel 1435 papa Eugenio IV elevò Corneto al rango di civitas e di sede vescovile, come premio ai meriti del Cardinal Vitelleschi, nativo di Corneto, nel ristabilire il dominio papale sullo Stato della Chiesa. Da documenti rinvenuti nell'Archivio Storico del Comune di Tarquinia si hanno notizie della presenza di Albanesi a partire dal 1458, quando papa Pio II, il 17 settembre, scrive al “diletto figlio nobil uomo conte di Pitigliano” Aldobrandino II che un “certo uomo albanese nella recente estate trascorsa ha incendiato nel territorio cornetano una gran quantità di frumento e poi di aver trovato rifugio, con la fuga, nel tuo castello dove tuttora si trova.”[7] Nel 1484 andarono ad abitare a Corneto molte famiglie albanesi,[8] per lo più soldati (stradioti) a cui si aggiunsero via via altre famiglie albanesi per sottrarsi alla oppressione ottomana.[9] Il 5 ottobre 1592[10], Flaminio Delfino, colonnello dell'esercito pontificio, arrivò a Corneto per ristabilire la società dei militi lancieri del capitano Elia Caputio albanese. Sempre nella stessa data del 5 ottobre del 1592, venne inviato un ordine scritto al colonnello Delfino, relativo alla dislocazione delle truppe pontificie nello Stato della Chiesa. Tra queste dislocazioni compare la Compagnia di Albanesi del Capitano Michele Papada (Papadà) alla quale venne ordinato di andare a prestare servizio nel territorio di Ancona, nelle marine e, quando necessitava, anche in quello di Jesi, per sette scudi al mese.[11] In una lettera datata 19 novembre della 1592 inviata dalla comunità di Corneto a Teophilo Scauri, Procuratore di Roma, si evince la venuta di una compagnia di soldati albanesi a cavallo del Capitano Elia Caputio i quali, dal momento che erano arrivati, avevano cominciato a mancare di rispetto, cosicché la comunità chiese un provvedimento per farli allontanare, altrimenti potevano nascere notevoli disordini. Inoltre gli Albanesi volevano che la comunità li provvedesse di 40 rubbi d’orzo, il che non era possibile perché a Corneto non si trovava orzo. Non si accontentavano del fieno che gli dava la comunità, tanto che ne rubavano nei magazzini, non tralasciando quant'altro vi trovavano.[12] Gli Albanesi di Corneto vennero incorporati nel tessuto sociale. Dal catasto urbano del 1798 risulta un agglomerato di abitazioni nel terziere di San Martino come "contrada di Zinghereria", noto in precedenza come il Terziere del Poggio, che viene tuttora riconosciuto con l’appellativo di "Zinghereria".[9][13] Nel 1854 la diocesi di Corneto fu unita aeque principaliter alla diocesi di Civitavecchia. Nel 1986 le diocesi furono pienamente unite nella diocesi di Civitavecchia-Tarquinia. In seguito alla costruzione del nuovo porto di Civitavecchia, erede dell'antica Centumcellae, con fortificazioni progettate da architetti del calibro di Michelangelo Buonarroti e Antonio da Sangallo, nel XV secolo Corneto perse nuovamente e definitivamente la sua funzione di porto dell'alto Lazio, il che determinò una progressiva decadenza economica e demografica del territorio, interessato sempre più dalla malaria a causa delle paludi costiere. Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale divenne sede della scuola di paracadutismo. Fu inoltre interessata da un massiccio programma di bonifiche da parte del regime fascista, seguito dalla riforma agraria del 1950: i due provvedimenti contribuirono al rilancio del settore agricolo e a un effimero sviluppo industriale collegato, attirando un'ingente immigrazione interna, soprattutto dalle Marche. A partire dagli anni 60 del XX secolo poi, con la costruzione lungo la costa di Lido di Tarquinia e di Marina Velca, si è sviluppato anche un discreto turismo balneare. Monumenti e luoghi d'interesse L'antico centro etrusco e romano sorgeva sull'altura detta "La Civita", alle spalle del "colle dei Monterozzi" dove sorge l'abitato odierno e dove si trova la necropoli antica (necropoli dei Monterozzi). Dal 31 marzo 2011 Tarquinia è la prima città patrimonio dell'umanità dell'Unesco ad avere una segnaletica Qr Code, che consente di ottenere informazioni sulle attrazioni e i servizi indicati direttamente sul proprio dispositivo mobile. Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli, in particolare la necropoli dei Monterozzi, che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia, nelle quali è conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana. Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci. Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico. REMAX MAISON Tipo di proprietà: Villa Indirizzo: Via Ripagretta 51 Tarquinia, Tarquinia, Viterbo CAP: 01016 Latitudine: 42.250298 Logitudine: 11.7660727 Piano: 1/3 Agenzia: Remax Maison Mq: 600 Camere: 7 Bagni: 4 Condizioni: Buono / Discreto
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